La mia ricerca artistica scaturisce da un'urgenza profonda: tradurre in scultura le sensazioni che mi attraversano mentre canto; un viaggio introspettivo che mi ha condotto ad esplorare il concetto di "voce" in tutte le sue sfaccettature: cos’è, dove risiede, di che materia è fatta, se coincide con il suono che udiamo o con l'intenzione che lo genera.
Dalle prime riflessioni sono emersi concetti chiave come leggerezza, essenzialità, immaterialità vibrazione, pieno e vuoto, aria. Per dare forma a queste idee ho iniziato a sperimentare con la creta e il gesso. Tuttavia, questi materiali non si rivelavano adatti a esprimere appieno la delicatezza e l'evanescenza che avevo in mente.
Un punto di svolta è avvenuto rimuovendo la creta da un ritratto. Ciò ha rivelato l'anima in ferro e filo di ferro che ne sosteneva la struttura. In quel momento, ho intuito il potenziale espressivo di questo materiale. Ho iniziato a modellarlo dapprima per gioco, dando vita alla sagoma di un volto.
Era come se avessi tra le mani una matita e lo spazio fosse il mio foglio bianco, con la differenza di potermi muovere su più piani e creare visioni simultanee.
Fondamentale per la mia evoluzione artistica è stato lo studio dell'anatomia, che mi ha permesso di sezionare e disegnare ogni forma per comprenderla a fondo. Prediligendo la linea al colore e alla materia, ho potuto individuare l'architettura di ogni forma. I disegni anatomici (chiaroscuri) sono diventati così mappe di piani, punti e linee che ho poi tradotto nello spazio attraverso il filo di ferro.
Con il filo di ferro ho rappresentato corpi , oggetti, animali ed elementi naturali.
Anatomizzare un corpo (allegorie) significa per me esplorare la sua struttura e il suo movimento entrando in connessione con il mio stesso corpo e le mie emozioni.
Allo stesso modo, anatomizzare un oggetto (Mirabilia) non si limita a descriverne la forma, ma ne indaga la storia e il valore emotivo. Per questo motivo, ho scelto spesso oggetti dal passato,
legati alla mia esperienza personale e che rimandano a un tempo vissuto nell'intimità.
Disegnare e anatomizzare un giardino o forme del regno animale (Immaginaria) rappresenta invece una meditazione profonda, un modo per rendere reale e concreto un mondo immaginario nel quale mi sento avvolto.
Con il filo di ferro, non mi limito a rappresentare ciò che vedo, ma cerco di catturare un sentir interiore. È come fermare un attimo uno stato d'animo per anatomizzarlo, conoscerlo e comprenderlo. Il filo di ferro diventa così una linea che definisco "voce".
Come la voce stessa, risiede in quel confine tra materiale e immateriale: nasce da un corpo per poi dissolversi nello spazio, trasformandosi in aria, allo stesso modo, la linea di filo di ferro descrive la struttura e la pienezza di una forma, per poi divenire vuoto e movimento nello spazio circostante.